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La chiusura della KOCH di Bagnolo Cr.sco

La chiusura della KOCH di Bagnolo Cremasco è un altro duro colpo all’economia del cremasco, l’ennesima dimostrazione dell’insostenibilità del modello economico che ci ha condotto alla crisi.

114 lavoratori saranno licenziati senza preavviso.

Una decisione grave, irrispettosa della loro dignità personale e professionale, inumana per le famiglie. Una inaccettabile svalutazione del ruolo del Lavoro.

La società texana non può gettare nella disperazione lavoratori e famiglie dall’oggi al domani: si assuma le proprie responsabilità, e lavori per trovare una soluzione che vada al di là delle mere condizioni economiche.

Il PD di Crema e del Cremasco si uniscono alla richiesta di immediata apertura di un tavolo di confronto tra impresa, sindacati ed istituzioni, ed esprimono la loro solidarietà ai lavoratori e alle loro famiglie.

On. Cinzia Fontana: intervento su legge delaga lavoro

Riportiamo sotto l’intervento fatto dall’On. Cinzia Fontana il 21 novembre 2014 in Aula sulla legge delega sul lavoro.

FONTANA CINZIA. Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, non c’è dubbio che siamo nel cuore di una discussione, quella sul lavoro, che tocca nel profondo le idee, i valori, le visioni del mondo, le nostre esperienze, i nostri riferimenti culturali. È per questo che la materia è così complicata e complessa, a tratti lacerante. Non tanto per l’affastellarsi di norme, che nel corso degli anni ne hanno regolato e ne regolano i diversi aspetti, quanto soprattutto perché coinvolge più dimensioni, da quella umana a quella economica, da quella sociale a quella etica, a quella relazionale.

È perciò necessario accostarsi a questo tema con tutta la delicatezza, la sensibilità e la consapevolezza di chi sa che queste materie toccano la carne viva della persona, la sua dignità, il suo posto nella società, ma anche accostarvisi con la chiarezza in ordine alla direzione e alla finalità che si intende conseguire.

La finalità è negli obiettivi definiti dalla legge delega: rafforzare l’opportunità d’ingresso nel mondo del lavoro; assicurare tutele uniformi in tema di ammortizzatori sociali; garantire un reale legame tra politiche attive e politiche passive; superare le forme più precarie di assunzione; favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Si tratta di finalità che ci parlano di un’idea inclusiva ed estensiva, di un’idea che aggiunge, anziché togliere, di un’idea che si prende cura di azioni positive, nel tentativo di riscrivere il vocabolario del lavoro, per creare opportunità effettive vere, in un contesto oggi così fortemente provato. Perché è nel contesto dell’oggi che dobbiamo trovare risposte alla domanda su come garantire il primo vero diritto di cittadinanza, che è il lavoro, su come attivare misure di protezione che mettano un argine ai processi di esclusione in atto; su come procedere nella direzione dell’ampliamento dei diritti reali, non di quelli scritti sulla carta e, nei fatti, non esigibili.

Ma proprio perché a quelle finalità il gruppo del Partito Democratico vuole dare seguito e concreta attuazione, è sulla declinazione dei punti della delega che come Commissione Lavoro abbiamo lavorato. Il presidente Damiano ha già egregiamente dato conto del passaggio compiuto e non mi soffermo su tutti gli aspetti. Voglio però sottolineare che dal testo originario, quello oggi in Aula, sono significativi gli avanzamenti raggiunti.

In quel testo non c’era la tutela economica in caso di cambiamento di mansioni, ora c’è. In quel testo non era esplicitamente affermata la scelta di rendere centrale il contratto di lavoro a tempo indeterminato, rendendolo più conveniente rispetto ad altri tipi di contratto, ora c’è e c’è a tal punto che nella legge di stabilità le risorse sono proprio destinate ad incentivare il lavoro stabile. Così scompare il costo del lavoro riferito ai soli lavoratori a tempo indeterminato dalla base imponibile IRAP; così per gli assunti a tempo indeterminato i contribuiti previdenziali vengono azzerati per tre anni. Ci siamo un po’ disabituati ad entrare nel merito delle cose, ma sono o no soluzioni che, come partito che ha le radici nel lavoro, abbiamo da tempo rivendicato?

Nel testo originario della delega non era così chiaramente definito il superamento delle numerose forme di assunzione precarie, che stanno così ampiamente segnando il mondo del lavoro non più solo dei giovanissimi, ora c’è. Così come ora nel testo è chiarito che la disciplina dei controlli a distanza riguarda gli impianti e gli strumenti di lavoro, con la garanzia che la dignità e la riservatezza del lavoro siano tutelate.

In quel testo non c’era la garanzia del reintegro in caso di licenziamenti discriminatori, nulli e disciplinari per i nuovi assunti, ora c’è. Ed è stato poi previsto il monitoraggio, sono previsti congedi dedicati alle donne nei percorsi di protezione relativi alla violenza.

Rivendico, quindi, con orgoglio il lavoro del gruppo Partito Democratico della Commissione. Altro che sinonimi e virgole, come continua ad affermare Sacconi! Nessun imbarazzo, quindi: un lavoro fatto con serietà, con rigore, con la necessaria ricerca di una sintesi, lontano e fuori dalle banali rappresentazioni che di noi, componenti della Commissione lavoro, sono state fatte, ma soprattutto lontano e fuori dal banalissimo quanto meschino tentativo di screditarci, collegando il nostro voto all’attaccamento alla poltrona.

Rivendico il rispetto per il nostro ruolo, per il ruolo del Parlamento tutto, un ruolo che è stato prezioso, attento in questo passaggio, un ruolo – lo dico con forza al Governo – che reclamiamo anche da qui in poi, nella fase di scrittura dei decreti delegati.

Nessuno vuole illudere – né ne ha mai avuto la pretesa – che questo provvedimento assicuri maggiore occupazione, anche se del resto una buona occupazione sarebbe già un importante risultato. Ma sappiamo che i posti di lavoro li crea la forza della ripresa, li creano gli investimenti. È il complesso delle riforme che può fare la differenza.

Ma sinceramente, dopo gli anni del Governo Berlusconi, stona – e molto – sentire i consigli dell’onorevole Calabria di Forza Italia, che ci spiega che alla delega lavoro bisognava attaccare la riforma fiscale, quella della giustizia e tante altre. Le stiamo facendo, onorevole Calabria. Stiamo mettendo in campo proprio tutte quelle cose di cui per venti anni vi siete dimenticati!

Ce la faremo? Ma soprattutto, ce la farà il Paese? Il PD si prende la responsabilità di provare a stare in questo percorso, sapendo che proprio sulla questione del lavoro la sinistra è stata segnata nel corso della storia da lunghe e laceranti divisioni tra diverse strategie, tra diversi tentativi, a volte riusciti, ma a volte falliti, tra diverse ricerche. Ma la sinistra è nata sulle trasformazioni sociali – ce lo ha insegnato Berlinguer, onorevole Chimienti, non lo citi a sproposito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

E oggi noi dobbiamo fare i conti con fragilità nuove – del lavoro, nel lavoro, fuori dal lavoro – con discriminazioni diverse, a volte più subdole, con disuguaglianze crescenti. Ne hanno parlato bene i miei colleghi che sono intervenuti precedentemente. E dobbiamo essere in grado di adeguare gli strumenti a tutto questo con risorse purtroppo ancora maledettamente scarse per il Paese.

Nel clima di forte disagio sociale e di tensioni che sta attraversando il Paese, alla politica, ai partiti, a noi vengono addebitate responsabilità enormi. Per questo serve prima di tutto un grande rigore morale e civico. Serve coltivare sapientemente il rispetto e il riconoscimento reciproco. Serve un vero dialogo sociale che riconosca fino in fondo la funzione collettiva del lavoro. Serve – lo dico a noi, ma anche al Governo – la mitezza delle parole e del linguaggio, “forse la più impolitica delle virtù”, scriveva Bobbio a proposito della mitezza, “ma anche l’antidoto alle degenerazioni della politica”.

Concludo, ringraziando veramente di cuore il presidente Damiano, la nostra capogruppo e tutti i componenti della Commissione lavoro. Ringrazio il Ministro Poletti e ringrazio, in particolare, il sottosegretario Bellanova, perché non è vero quello che ha detto l’onorevole Cominardi: il sottosegretario è stato parte attiva e positiva nei lavori della Commissione e ha sempre risposto nel merito alle questioni poste, dando un contributo importante. Per questo i ringraziamenti non sono formali e proprio perché questo modo di lavorare è stato così prezioso tra di noi e proficuo, questo modo dovrà caratterizzare e segnare il percorso dei decreti nelle prossime settimane.

Detassazione premi produttività: subito il decreto attuativo

Presentata l’interrogazione al Governo per sollecitare l’adozione del decreto attuativo contenente i criteri sulla detassazione dei premi di produttività per l’anno 2014.

FONTANA CINZIA MARIA – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze. – Per sapere – Premesso che:

l’articolo 1, comma 482, della legge n. 228/2012 (legge di stabilità 2013), ha stabilito la proroga – per il periodo dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2014 – di misure sperimentali per l’incremento della produttività del lavoro attraverso l’introduzione di una speciale agevolazione;

il medesimo comma ha inoltre fissato al 15 gennaio 2014 il termine per l’emanazione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, finalizzato alla definizione delle modalità di attuazione delle misure di cui sopra;

considerato che a tutt’oggi il citato decreto del Presidente del Consiglio dei ministri non risulta ancora adottato;

considerato che il mancato rispetto dei termini per l’emanazione dei criteri applicativi, insieme alla riduzione dei fondi disponibili, sta depotenziando uno strumento che avrebbe invece dovuto contribuire all’incremento degli accordi sulla produttività del lavoro;

entro quali termini si intenda provvedere all’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, così come disposto dall’articolo 1, comma 482 della Legge 228/2012, anche in considerazione della valenza sociale ed economica della disposizione.