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Zona Rossa: caos in Regione Lombardia per i dati sbagliati

Regione Lombardia ha sbagliato a raccogliere e trasmettere i dati sull’evoluzione del Covid-19. E così la Lombardia è finita in zona rossa. Con inevitabili e drammatiche conseguenze per la popolazione e le attività produttive. Poi, accortasi dell’errore, ha cercato di rimediare ma non ha ammesso lo sbaglio. Il presidente Attilio Fontana e la sua vice Letizia Moratti devono spiegare se la zona rossa in Lombardia dell’ultima settimana è stata dovuta ai dati sbagliati, o incompleti, che la Regione ha inviato all’Istituto Superiore di Sanità. Veniamo da una settimana di polemiche durissime da parte di Fontana, della sua giunta e della Lega, culminate in un ricorso al Tar contro il Governo. Soprattutto veniamo da una settimana di negozi chiusi, di ragazzi a casa da scuola, di divieti generalizzati di spostamento. Dopo tanti errori commessi in questi mesi, questo sarebbe davvero incredibile. I cittadini lombardi sono ormai stanchi e stremati da questo stillicidio e da questo tunnel di incompetenza.

Il segretario regionale del Partito Democratico Vinicio Peluffo così commenta l’incredibile situazione venutasi a creare: “Dallo scoppio della pandemia denunciamo questa incredibile e ormai colpevole mancanza di trasparenza sulle cifre in Lombardia. Perché dopo un anno Regione continua con questa gestione opaca sui monitoraggi? Perché Fontana, al posto di perdere tempo in inutili rimpasti e strampalate polemiche, non comincia davvero a collaborare con i sindaci e le opposizioni? E’ tempo di finirla con questo stucchevole rimpallo di responsabilità, con la sindrome dell’accerchiato. Regione non può insistere e perseverare in questi macroscopici errori. Perché se sbaglia la Lombardia ne risente tutto il Paese. Siamo l’area più popolosa, interconnessa e produttiva. Ma anche da quasi un anno la più colpita e provata. E’ tempo di smettere i panni del leghista. Fontana si mostri adatto al ruolo e alla gravità della situazione”.

“I dati della sorveglianza epidemiologica Covid-19 forniti dalla Regione Lombardia il 20 gennaio cambiano il numero di soggetti sintomatici notificati dalla stessa Regione – sottolinea il consigliere regionale PD Matteo Piloni – pertanto una rivalutazione del monitoraggio si rende necessaria alla luce della rettifica fornita dalla Regione Lombardia. Questa è la conclusione della relazione dell’Istituto superiore di sanità sull’integrazione di dati forniti dalla Lombardia. Appurato l’errore, si attendono adesso la rivalutazione e la conseguente ordinanza che dovrebbero riportare la Lombardia fuori dalla zona rossa. Gli studenti a casa e i commercianti che hanno chiuso si attendono anche delle scuse. Arriveranno? Per una settimana migliaia di studenti non hanno potuto frequentare la scuola, e migliaia di persone non hanno potuto lavorare. Non so se riceveranno dei risarcimenti, ma sarebbe buona cosa – conclude Piloni – che ricevessero almeno delle scuse. Da Consigliere Regionale, e quindi rappresentante della Regione Lombardia, chiedo io scusa per gli errori commessi”.

Il Partito Democratico lombardo al lavoro per una radicale riforma della sanità regionale

Il Partito Democratico e il gruppo consiliare PD in Regione Lombardia sono al lavoro hanno chiesto alle istituzioni regionali che la discussione sulla riforma della sanità lombarda avvenga in modo aperto e pubblico: non è possibile che una questione così importante si tenga, tanto più in un momento come quello che stiamo vivendo, esclusivamente dentro al centrodestra. La sede di questo lavoro deve essere quella propria, ovvero la commissione sanità del consiglio regionale. Il gruppo regionale PD non si è limitato a questa richiesta, ma ha impostato una propria proposta perché il cambiamento di cui c’è bisogno sia radicale.

La pandemia, davanti alla quale è risultato chiaro a tutti come l’organizzazione sanitaria di Regione Lombardia non abbia saputo reggere, ha ben dimostrato la necessità di una riforma dell’intero sistema. L’orizzonte è rappresentato dalla legge regionale 23/2015, che era stata voluta da Maroni ed è stata poi portata avanti da Fontana, la cui sperimentazione scadrà a fine anno. È qui che si può intervenite per la radicale svolta che il PD chiede a livello regionale. Fin dal luglio scorso sono stati coinvolti nel lavoro di elaborazione medici, scienziati, esperti e amministratori locali per formulare una coraggiosa proposta alternativa. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ne ha parlato nei giorni scorsi, e ora si sta lavorando per definire e affinare le linee di quella che dovrà essere un’autentica rivoluzione, per la quale sarà necessario investire ingenti risorse da reperire anzitutto attraverso il MES e il Recovery Fund. Spetterà poi al gruppo regionale democratico, dopo un’ulteriore approfondimento, portare le proposte nell’unico luogo in cui esse devono essere presentate: l’assemblea legislativa di Regione Lombardia.

Il Partito Democratico ritiene innanzitutto che che vada modificata profondamente la governance stessa della sanità lombarda: medici e operatori sanitari devono poter lavorare sulla base di direttive chiare, cosa che nell’emergenza Covid è del tutto mancata. Occorre un’agenzia dedicata esclusivamente a ricerca e innovazione, le ATS vanno completamente riviste e dovrà essere un’agenzia regionale unica a dare linee unitarie e univoche valide per tutta la Regione. Il rapporto tra pubblico e privato andrà rivisto radicalmente, la medicina territoriale va valorizzata e non penalizzata, coinvolgendo direttamente i sindaci e recuperando il ruolo dei medici di base all’interno di unità socio-sanitarie con vera competenza sul loro territorio di riferimento. Il lavoro su questa proposta di riforma è tuttora aperto non solo al PD, ai suoi sindaci e amministratori locali, ma anche alle forze del centrosinistra, ovviamente a tutto il mondo della sanità e al contributo dei cittadini. E’ già in programma un nuovo incontro del Forum regionale sanità e da qui fino a Natale sono previste discussioni (online) in tutte le Federazioni provinciali. In vista della modifica della legge regionale 23/2015, che nei primi mesi del prossimo anno entrerà nel vivo, occorre l’impegno di tutti.

MES, Piloni (PD): “Regione Lombardia non può ignorare 6 miliardi di euro per rafforzare la sanità pubblica”

Sollecitare in sede di Conferenza delle Regioni e presso il Governo nazionale l’utilità del ricorso alle risorse del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) per il rafforzamento della gestione sanitaria della crisi pandemica, individuando e programmando investimenti e attività di prevenzione e di cura. È questo l’impegno richiesto a Regione Lombardia da una mozione urgente predisposta da tutti i consiglieri regionali del gruppo del Partito Democratico al Pirellone, caldeggiata in particolare dal consigliere Matteo Piloni.

“Durante l’Assemblea di Confindustria a Cremona si sono sentite dichiarazioni davvero preoccupanti in merito all’utilità dei fondi europei – fa sapere il consigliere regionale PD – e proprio in vista della presentazione, il prossimo 15 ottobre, del Piano nazionale della ripresa, abbiamo deciso come gruppo di impegnare Regione Lombardia a partecipare all’imponente lavoro di pianificazione necessario per poter attingere, nel migliore dei modi e senza spreco alcuno, a tutte le risorse disponibili. L’Unione europea – spiega Piloni – ha previsto 240 miliardi per la gestione sanitaria della crisi e in caso di adesione dell’Italia, tenendo anche conto delle quote di riparto del Fondo Sanitario Nazionale 2020, potrebbero ammontare a più di 6 miliardi di euro le risorse destinate alla Lombardia”.

“L’andamento attuale dei dati epidemiologici rende necessario rafforzare i presidi e le attività sanitarie, garantendo la continuità in sicurezza anche delle altre prestazioni ordinarie e tali obiettivi impongono urgentemente alla Regione un’azione di programmazione e d’individuazione di nuove risorse disponibili – conclude Piloni citando una delle premesse della mozione e conclude – Anche perché la sicurezza della salute garantisce la sicurezza e la tenuta del nostro tessuto socio economico”.