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Prosegue la campagna d’ascolto del Partito Democratico nel territorio cremasco

Prosegue la campagna d’ascolto del Partito Democratico nel territorio cremasco. L’iniziativa, organizzata dalla federazione provinciale di Cremona, ha l’intenzione di ripartire dai territori e dai circoli PD, attraverso il coinvolgimento di iscritti, elettori ed amministratori locali, per costruire il percorso verso le elezioni regionali. Il mese di febbraio è dedicato ad organizzare questi appuntamenti per costruire poi, nel mese di marzo, incontri in ogni territorio con i portatori d’interesse su temi importanti e strategici per la nostra provincia. Dall’economia al lavoro, dal welfare alla sanità, dalla mobilità ai trasporti, dall’ambiente alle infrastrutture. L’obiettivo è realizzare un programma specifico per la provincia di Cremona all’interno di quello regionale.

Domenica 12 febbraio si è svolto l’incontro a Romanengo, per i Comuni del nord del Cremasco, mentre lunedì 13 febbraio si è tenuta a Capergnanica la riunione con i circoli della zona sud. Il prossimo appuntamento, per l’area del Pandinasco e dell’alto Cremasco, è in programma lunedì 20 febbraio a Rivolta d’Adda.

Pianalto della Melotta, PD Cremasco: ”Il parere del Consiglio di Stato dimostra l’illegittimità d’azione del centrodestra cremonese. Ora si pensi ad un nuovo modello di sviluppo”

Con il parere del Consiglio di Stato del 24/01/2017 che dichiara illegittimi gli atti dell’ente Provincia di Cremona, allora governata dal centrodestra del Presidente Salini, inerenti l’iter che ha portato all’inserimento di un ambito estrattivo sul Pianalto di Romanengo-Melotta, si squarcia il velo su quello che fu una delle scelte più sciagurate della Politica del centro destra provinciale di Salini, sollecitato dai sindaci di centro destra del territorio soncinese, schierati a tal punto a favore della cava di argilla sull’area protetta, da farsi promotori di un protocollo di intesa che andasse nella direzione di scardinare i vincoli di tutela che insistevano sul geosito di Romanengo-Melotta. Il Consiglio di Stato si è così espresso a seguito del ricorso approntato dalle associazioni Ambientaliste WWF, Lega Ambiente, FAI, Italia Nostra che insieme all’amministrazione comunale di Romanengo, capitanata dall’allora Sindaco Marco Cavalli, si opponevano all’asservimento di uno strumento di pianificazione importantissimo come il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) e degli strumenti di tutela ambientale e territoriale, ivi contenuti, a favore  dell’escavazione di argilla. Questo anche ad indicare che non tutti gli amministratori del territorio erano schiacciati sulla scelta di cavare a discapito del grande valore del sito geologico.

In una nota congiunta Omar Bragonzi (coordinatore PD Cremasco), Vittore Soldo (segretario del circolo PD di Soncino) e Valentina Gritti (segretaria del circolo PD di Romanengo) hanno così commentato: “Oltre alla meritoria azione intrapresa dalle associazioni ambientaliste, a cui va il nostro plauso, e dall’amministrazione comunale di Romanengo di allora, anche il Partito Democratico cremasco e cremonese, nonché i circoli locali del PD, allora come oggi, si sono fortemente schierati a difesa dell’integrità del Pianalto, opponendosi allo stravolgimento degli atti amministrativi, volti a eliminare i vincoli di tutela di un bene comune così importante e unico come il sito della Melotta. Si ricordi inoltre la forte azione di opposizione esercitata dal consigliere regionale Agostino Alloni che in tutte le sedi amministrative ha denunciato l’illegittimità dell’azione intrapresa dal centrodestra cremonese. Questo dimostra e soprattutto in questo caso è  molto evidente che destra e sinistra non fanno le stesse scelte e operano la medesima politica di sviluppo del territorio e di difesa dell’Ambiente: il Partito Democratico e gli altri partiti di centrosinistra,  si sono da subito schierati a difesa del geosito mentre gli amministratori di centrodestra locali, composti da Forza Italia e Lega Nord, invece, oltre a non sapere nemmeno cosa rappresentasse il Pianalto nell’ambito della storia geologica regionale, si sono impegnate tenacemente per cancellare questo sito unico e non ricreabile, assecondando le seppur legittime richieste di un operatore del settore, ma promuovendo un percorso che andasse ad indebolire i vincoli di tutela precedentemente sovrapposti all’area del Pianalto.

Crediamo non sfuggirà a nessuno che per assecondare l’obiettivo dell’operatore che avrebbe utilizzato il materiale proveniente dal Pianalto, non solo si siano asserviti gli strumenti di pianificazione territoriale alle esigenze di un solo operatore ma si è approntato un percorso che ha allungato incredibilmente i tempi per l’approvazione del Piano Cave provinciale, mettendo in crisi la sussistenza e la sostenibilità delle altre imprese e di tutti gli altri operatori del settore estrattivo provinciale. In sintesi l’iter di approvazione del Piano Cave provinciale di Cremona, è  iniziato nel 2012, con la revisione dei quantitativi del precedente paino cave (2003-2013) e si è concluso ad ottobre 2016: 4 anni dedicati a smantellare i vincoli di tutela a favore di un solo operatore e a discapito di tutti gli altri operatori e della difesa del bene comune di un unicum come quello del Pianalto di Romanengo-Melotta. L’opera messa in atto per smantellare l’unicum geologico e ambientale del geosito della Melotta era iniziata dall’allora vice sindaco di Soncino, Gabriele Gallina, e dal sindaco di Soncino di allora, Francesco Pedretti, in accordo con i sindaci di Ticengo (quello di prima e quello di oggi), e dal sindaco di Casaletto: fieri rappresentanti di una politica che aiuta i “forti” ed esclude i “deboli” (i cittadini e tutti gli altri operatori del piano cave provinciale) e che considera un sito di grande importanza scientifica, come un “qualcosa” che debba essere posto in contrapposizione alle mire imprenditoriali di un’impresa locale, usando il ricatto morale dei posti di lavoro. In prima battuta ci verrebbe da chiedere se chi lavora presso gli altri operatori del settore estrattivo provinciale siano meno legittimi di quelli che lavorano nell’ambito argilla.

Inoltre si consideri che il parere del Consiglio di Stato espone ancora gli altri operatori del settore estrattivo, nell’ambito provinciale cremonese, a rischio di ulteriori lungaggini: sorge quindi una domanda…ma quale lavoro dovevano difendere Gallina, Cristiani e soci? Non siamo insensibili alla crisi del comparto edilizia e del fatto che questa si scarica sui lavoratori ma sappiamo anche che l’operatore a cui si è deciso di assecondare tutte le scelte ambientali e di pianificazione territoriale non solo gode di quantitativi di materia prima derivante dal materiale non consumato ma che il lavoro del comparto non dipende dalla disponibilità “dell’offerta”, ma dalla crescita della “domanda” e, come tutti dovrebbero sapere la domanda di manufatti derivanti dall’argilla è in forte contrazione così come il comparto edile: abbiamo costruito troppe case, molte nuove ma ancora vuote, e siamo un paese a crescita zero. Per quanto argomentato sopra ribadiamo la nostra soddisfazione per il parere del Consiglio di Stato a difesa del Pianalto: che serva come sprono per iniziare a pensare un altro modello di sviluppo e per non ripetere la cattiva politica messa in atto per smantellare il Pianalto della Melotta”.

Verso Lombardia 2018. Al via una campagna di ascolto e confronto nel territorio cremasco

L’esito referendario porta con sé la necessità di un rilancio
dell’azione e della presenza del PD su tutto il territorio nazionale.
Anche a Cremona vogliamo organizzare una campagna d’ascolto partendo dai nostri circoli, dagli iscritti e dagli elettori, non solo per condividere riflessioni ma soprattutto per raccogliere proposte.
Anche per preparare gli importanti appuntamenti che ci attendono, a partire dalle elezioni politiche per le quali è difficile oggi capire quando si terranno, e dalle elezioni regionali.
Soprattutto per queste ultime è necessario proseguire nel progetto “Verso Lombardia 2018” per il quale nella nostra provincia abbiamo già organizzato diversi incontri.

Il dato del referendum ci ha confermato che il consenso del PD è alto nei centri medio grandi (come Cremona e Crema), ma non nei centri più piccoli, nei Paesi. Per questo è importante ripartire dai territori e dai nostri circoli, attraverso gli iscritti e gli elettori, per costruire insieme a loro il percorso verso le regionali. Dedicheremo il mese di febbraio per organizzare questi appuntamenti per costruire poi, nel mese di marzo, incontri in ogni territorio con i portatori d’interesse su temi importanti e strategici per la nostra provincia. Dall’economia al lavoro, dal welfare alla sanità, dalla mobilità ai trasporti, dall’ambiente alle infrastrutture. L’obiettivo è realizzare un programma specifico per la provincia di Cremona all’interno di quello regionale.

Di seguito il calendario degli incontri nel territorio cremasco:

Romanengo (con Soncino, Izano, Offanengo, Pianengo, Capralba e Sergnano): domenica 12 febbraio

Capergnanica (con Crema, Montodine, Moscazzano, Vaiano Cr., Bagnolo Cr., Madignano e Credera): lunedì 13 febbraio

Rivolta d’Adda (con Spino d’Adda, Pandino, Dovera, Agnadello e Vailate): lunedì 20 febbraio

Piano cave, Alloni (PD): “No alla cava di argilla dentro il pianalto della Melotta”

Voto contrario del Gruppo regionale del PD al Piano cave provinciale di Cremona, votato questo pomeriggio in Consiglio regionale della Lombardia. Al centro della decisione il famoso Pianalto della Melotta, antico geosito tutelato, all’interno del quale dovrebbe essere ampliata una cava già esistente. Per Agostino Alloni, consigliere regionale PD e componente della Commissione Ambiente, “a ben guardare, nel Piano ci sono alcuni aumenti di quantità estratte, qualche mantenimento e addirittura delle riduzioni. Quindi, saremmo anche d’accordo se non ci fosse un motivo per noi insuperabile, ovvero, argomento che ha tenuto banco in Commissione, la cava di argilla del Pianalto della Melotta, meglio conosciuta come cava Danesi, che insiste all’interno di un territorio sottoposto a 5 vincoli: Sic, Rete Natura 2000, Riserva naturale, geosito, Pgt. Come è possibile realizzare una escavazione all’interno di quest’area?”, si è chiesto il consigliere PD. E ricordando cosa è accaduto, a partire dal 2012 quando la Regione approvava una variante a pochi mesi dalla scadenza del Piano, Alloni ha posto l’accento proprio su alcune prese di posizione dell’assessorato che “a un certo punto diceva che il Pianalto di Romanengo era una risorsa paesaggistica non rinnovabile, quindi serviva la conservazione e pertanto non era ammessa l’individuazione di nuovi ambiti estrattivi. Perciò, per poterlo fare è stato necessario modificare il Piano territoriale di coordinamento provinciale”.

Ma la domanda che Alloni e il Pd si sono fatti è stata: “Che senso ha autorizzare in un sito di quel tipo 2milioni 100mila di metri cubi di escavazioni? In provincia di Cremona ci sono oltre 3 milioni di residui di argilla: che senso ha mettere lì una cava? Allora, modifichiamo, diamo pure la possibilità di scavare, ma non nel Pianalto”. Una richiesta semplice, ma che non ha trovato riscontro e quindi Alloni è stato ancora più duro in dichiarazione di voto: “È vero che il Piano cave non si dovrebbe ridurre solo al tema della cava di argilla, ma è l’unica, in un panorama che non vede cave di recupero e addirittura delle riduzioni”. Ha poi risposto ai colleghi cremonesi del centrodestra: “Mi fa specie la dichiarazione di Lena sulla manifesta inutilità del passaggio in Consiglio regionale del Piano: soprattutto su quelli che hanno durata decennale, è fondamentale. E mi fa altrettanto specie che Malvezzi lamenti il lavoro della struttura tecnica quando questa ha addirittura aumentato il quantitativo da scavare proprio per l’argilla. Mentre, quando parla di serietà delle aziende che intervengono, voglio solo ricordare che anche Arvedi è conosciuto come operatore serio, ma la Commissione non ha accolto la sua richiesta. Se poi andiamo a vedere, in passato la Giunta provinciale guidata dal centrodestra di Salini aveva incaricato l’Università Cattolica di fare uno studio sulla quantità di cavato necessaria e se oggi parliamo di milioni di metri cubi, allora, non molti anni fa, la previsione era da 45 a 69mila metri cubi fino al 2021. Oggi, considerato che abbiamo un residuo di 3milioni e una grossa cifra di nuove quantità, il Piano poteva benissimo essere approvato senza dare il via libera alla cava dentro il Pianalto. Teniamo, infine, conto che sono stati fatti diversi ricorsi contro questa cava – anche dal Comune di Romanengo che lo ha ritirato solo dopo aver cambiato colore politico –, non per principio, ma perché va contro uno sviluppo sostenibile”.