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Convocato il Coordinamento PD Cremasco per mercoledì 23 novembre 2022

Il Coordinamento Cremasco del Partito Democratico, allargato alla partecipazione dei segretari di circolo del territorio, è convocato per mercoledì 23 novembre 2022 alle ore 21,00 presso la sede PD di Crema (Via Bacchetta).

Argomenti all’ordine del giorno:

  • Organizzazione congresso PD;
  • Elezioni regionali 2023.

Convocata la riunione degli iscritti del PD Cremasco per martedì 18 ottobre 2022

Il Coordinamento Cremasco del Partito Democratico, aperto alla partecipazione di iscritti e simpatizzanti, è convocato per martedì 18 ottobre 2022 alle ore 21,00 a Crema presso il Circolo Arci di Santa Maria (Via Mulini).

Argomenti all’ordine del giorno:

  • Illustrazione dati elezioni politiche del 25 settembre 2022;
  • Analisi e considerazioni sul risultato elettorale.

Elezioni politiche 2022: vittoria centrodestra. Geraci (PD): “Occorre avviare una riflessione articolata per il futuro del Partito Democratico”

Il centrodestra, a trazione Fratelli d’Italia, ha vinto le elezioni politiche del 25 settembre 2022 ottenendo la maggioranza sia al Senato che alla Camera dei Deputati. In un quadro politico nazionale sostanzialmente negativo il Partito Democratico ha ottenuto l’elezione dell’economista cremonese Carlo Cottarelli come senatore per la Regione Lombardia nella quota proporzionale.

Niente da fare invece per le candidature nei collegi uninominali a livello locale, andati tutti al centrodestra: al Senato lo stesso Cottarelli ha portato la coalizione di centrosinistra al 27,37%, mentre alla Camera Giorgio Pagliari ha ottenuto il 24,88%. Entrambi i candidati hanno migliorato il risultato rispetto alle elezioni politiche del 2018, ma non è stato sufficiente a strappare i due collegi al centrodestra. Il Partito Democratico in Provincia di Cremona ha ottenuto in totale il 19,16% dei consensi, in linea con il dato nazionale, ma nella città di Crema il dato raggiunge il 25,04%.

Il coordinatore del PD Cremasco Antonio Geraci commenta così i risultati delle elezioni politiche: “A qualche giorno dall’esito delle elezioni, rileggendo con più distacco i numeri ottenuti dai partiti si possono fare alcune considerazioni meno influenzate dall’emotività derivante dalla vittoria o dalla sconfitta. Ovviamente non si tratta di dare strane interpretazioni ad un risultato che è netto e indiscutibile: il centro destra ha vinto le elezioni. Punto. Si tratta di avviare una riflessione un po’ più articolata, per cercare di immaginarsi un futuro, partendo dai dati che sono usciti da queste elezioni”.

“Una prima considerazione da fare – prosegue Geraci – riguarda l’astensionismo che è aumentato di dieci punti percentuali. Negli ultimi vent’anni l’elettorato è sempre stato attratto dalla novità emergente. Ma le novità sono ad esaurimento e soprattutto svaniscono in poco tempo.  Non è un caso che in questi anni nessuna maggioranza è riuscita a riconfermarsi nelle elezioni successive. Bisognerà che le forze politiche capiscano a fondo il fenomeno dell’astensionismo che preoccupa ancor di più se si guarda lo stesso fenomeno solo dall’angolazione dei giovani. I numeri dicono che Fratelli d’Italia guadagna 5.800.000 voti, tutti gli altri partiti più rilevanti invece perdono voti. La Lega ne perde 3.200.000, Forza Italia ne perde 2.300.000 il M5S ne perde 6.400.000. Il Partito Democratico ne perde solo 800.000. Certamente un numero importante, ma di gran lunga inferiore a quello ottenuto dalle altre forze politiche”.

“Con questi numeri – aggiunge il coordinatore cremasco dem – è difficile spiegarsi come mai il Partito Democratico sia considerato dall’opinione pubblica il solo partito che ha perso le elezioni. E soprattutto perché Enrico Letta sia l’unico, tra i leader di partito, considerato quello sconfitto, quello che ha sbagliato tutto. Sono i numeri, che smentiscono questa tesi. Il Partito Democratico, tra tutti i partiti che hanno perduto voti, è l’unico che ha avviato una discussione interna. Una discussione che, personalmente, spero non si limiti solo ai nomi della segreteria. Letta è ben consapevole che il Partito Democratico non è il partito di una persona sola, ma è un partito organizzato che prevede oltre alla segreteria, che è composta da 15 persone, anche una direzione nazionale composta da un centinaio di persone. Letta sa che i segretari del PD possono cambiare senza portarsi via tutto il partito. Altre formazioni invece vivono esclusivamente della luce riflessa del loro leader e una volta che il leader dovesse mettersi da parte, ecco che si spengono anche le luci della ribalta del partito Il PD, peraltro, è una delle pochissime, credo siano due in totale, forze politiche che non hanno mai aggiunto il nome del suo segretario al simbolo del partito. Forse sta proprio in questo piccolo ma significativo elemento la ragione per la quale il PD ha una vocazione nel cercare le alleanze e che, partendo proprio dal proprio nome, non fa dell’individualismo la propria missione politica. Il PD, per tramite di Letta, ha cercato di mettere assieme una coalizione, prima con il M5S e poi con Calenda, riuscendoci solo con la Sinistra Italiana. Sappiamo tutti come sono andate le cose. Non è il caso di tornarci, il risultato ottenuto è frutto di diversi errori commessi da più parti, ognuno dovrebbe essere abbastanza onesto da assumersene una parte di responsabilità. Mi domando cosa sarebbe successo se quel tentativo avviato da Letta di dare vita ad un campo ampio e progressista fosse andato in porto. E mi domando se per il futuro vi siano alternative a quel progetto che aveva bisogno di tempo per essere veramente capito da tutti coloro che avrebbero dovuto farne parte. Un tempo che probabilmente ci sarebbe stato se si fosse andati a votare nella primavera 2023. Un tempo che mi auguro si possa trovare con calma, adesso che tutte le forze che si riconoscono nello stesso campo sono all’opposizione”.

“Poi un’ultima considerazione – conclude Geraci – la farei sulle persone su cui puntare. Qui prendo ad esempio il caso di Crema dove il centro sinistra ha fatto segnare un 32% dei voti per la camera ed un 34% al Senato, ed il PD il 24% alla camera ed il 27% al senato. Numeri importanti. Un risultato che non è frutto del caso, ma di una saggia, paziente e attenta selezione dei candidati che sono stati scelti, oltre che per le loro capacità personali, anche perché erano rappresentative dell’elettorato del centro sinistra e vera espressione di un territorio. E una ripartenza non può non essere avviata senza guardare alle risorse che il territorio mette a disposizione. Tra qualche mese si tornerà a votare per la Regione Lombardia, mi auguro che tutti si arrivi a quell’appuntamento partendo proprio dall’esperienza fatta in queste elezioni”.