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Elezioni provinciali: PD forza seria e responsabile, a difesa delle istituzioni e della politica locale

Le nuove elezioni per il Presidente della Provincia di Cremona si terranno nella giornata di sabato 23 novembre 2019. Entro i termini previsti per la presentazione, è pervenuta la candidatura unica del sindaco di Dovera Paolo Mirko Signoroni, sostenuto dalla lista “Per una Provincia Unita” e dalle firme di 260 amministratori locali, civici e democratici. A seguito del deposito della candidatura, il segretario provinciale del Partito Democratico Vittore Soldo ha deciso di ricostruire, in maniera specifica e dettagliata, tutte le vicende degli ultimi mesi . Ecco il testo integrale dell’intervento:

Nei giorni scorsi abbiamo letto che Lega e Forza Italia, hanno deciso di non presentare nessuna candidatura per il Presidente della Provincia di Cremona. Poi abbiamo raccolto lo sfogo di un sindaco “civico” rispetto alla politica locale e in ultima battuta, non pienamente soddisfatti delle manifestazioni di malcontento ricevute, arrivano Rifondazione e i Verdi: non avrei mai pensato di innescare tanto malcontento in così poco tempo! Ma andiamo per ordine perché la questione è molto più interessante di quanto non sembri. Ormai è diventato sport nazionale quello di dire che le province non contano più nulla e che la riforma Delrio è una sciagura. La maggior parte di quelli che fanno queste affermazioni lo fanno senza nemmeno avere cognizione di causa: considerazioni che una volta erano lasciate a contraenti che avevano esperienza e cognizione, ormai vengono ridotte a disquisizioni da bar. E purtroppo dal livello di discussione a cui si sono volute far scivolare si fa fatica risollevarle: è in atto una banalizzazione delle questioni, anche da parte di chi fa politica attiva, che è allarmante. Tornando alla vicenda in oggetto, inizierei a rispondere alle contestazioni del centrodestra provinciale: dichiarano di non voler partecipare all’elezione del Presidente della Provincia perché il comportamento tenuto, soprattutto dal Partito Democratico, rappresenta uno sfregio nei confronti delle istituzioni e della politica. Si aggiunge inoltre che sempre il Partito Democratico ha la responsabilità di aver “ammalorato” il clima politico in Provincia di Cremona. Adesso io capisco la posizione del centrodestra però è giusto fare una piccola cronistoria della vicenda per far capire chi e perché ha deciso di inquinare il clima ed il sereno confronto tra forze politiche.

Nel mese di luglio (2019) il sottoscritto, insieme al vice presidente della Provincia di Cremona Rosolino Azzali, ha incontrato Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia per parlare di alcune nomine che avremmo dovuto chiudere nel breve periodo. In quell’occasione io e Azzali, non altri, abbiamo dichiarato la disponibilità ad arrivare ad un candidato unitario tra tutte le forze politiche per la presidenza della Provincia di Cremona, dimostrando assoluta apertura al centrodestra locale. Da quel momento non abbiamo avuto nessun riscontro fino a tre giorni prima del deposito delle candidature, quando mi è stato comunicato che il candidato alla Provincia per il centrodestra era Rosolino Bertoni. A dire il vero, prima che mi fosse comunicato a voce, il suo nome lo avevo letto sulla stampa locale: questo per far presente la correttezza dei rapporti messa in campo dalla nostra controparte. Ma non mi sono mai fermato alla forma e ho sempre guardato alla sostanza. Da quel momento in poi abbiamo assistito ad una serie di eventi che ci hanno fatto capire di dover sempre gestire con molta cautela le posizioni del centrodestra cremonese, prima di tutto perché i partiti che lo compongono sono all’apparenza uniti ma poi manifestano, nelle azioni, linee politiche diverse e in alcune situazioni divergenti. Ne è un esempio la proposta che ho ricevuto da parte di Forza Italia di non depositare nessuna candidatura per le elezioni del 25 agosto scorso. Proposta rispetto alla quale invece la Lega non ha aderito. Già qui si può immaginare la difficoltà di capire quale dovesse essere l’interlocutore a cui fare affidamento! Dopo il comunicato stampa di Lega e Forza Italia, a sostegno della candidatura di Bertoni e prima del deposito delle candidature, ho e abbiamo ricevuto molteplici proposte da una parte di quello stesso centrodestra (che aveva appena candidato Bertoni) di ritornare ad una candidatura unitaria. Poi abbiamo affrontato la campagna elettorale nella canicola agostana in cui ci siamo sentiti dire di tutto dal centrodestra di essere dei “poltronari” ed aver messo insieme un’alleanza “contro natura”. Noi abbiamo sempre risposto riportando i fatti avvenuti e senza nemmeno essere mai essere smentiti a riprova dell’assoluta veridicità di quanto affermato.

Si arriva quindi al 25 agosto scorso in cui si manifesta un dato politico che nella storia di questa vicenda non può e non potrà essere mai superato. Mirko Signoroni viene eletto Presidente della Provincia con un’elezione che avviene nel rispetto del principio su cui poggia la democrazia liberale: il principio di rappresentanza. Principio che non può essere paragonato alla stregua del principio su cui si basano le competizioni sportive. Il 25 agosto si è raccolta la volontà politica degli elettori di secondo livello in Provincia di Cremona, che si sono espressi con una maggioranza chiara e incontestabile rispetto alle due proposte in campo. Questo dato deve essere considerato il faro che ci guida in questa vicenda che non può essere superato nemmeno con una sentenza di un giudice, sia amministrativo o ordinario: il dato politico resta e resterà. Faccio presente che il primo obiettivo dell’accordo che ha portato all’elezione di Mirko Signoroni, lato nostro, partiva dalla necessità di “mettere in sicurezza” la maggioranza in consiglio provinciale ed è giusto ribadirlo perché, in tutto questo susseguirsi di vicende, bisogna considerare che ci debba stare anche un po’ di “Politica”.

Mirko Signoroni viene quindi dichiarato prima candidabile, anche perché dall’ufficio elettorale della Provincia non sono arrivate contestazioni alla sua candidatura depositata il 5 agosto e poi, il 25 agosto, viene proclamato Presidente della Provincia sempre dallo stesso ufficio elettorale: per quale motivo si scopre che era ineleggibile solo il 18 settembre? Inoltre, il 12 Settembre, si riunisce il primo consiglio provinciale con Signoroni presidente: sapremo solo poi che gli uffici decidono di non inserire nell’ordine del giorno di quel consiglio il punto che riguarda la convalida degli eletti, questione importante per la vicenda in oggetto. Di questa decisione, gli uffici della Provincia non danno informazione né al presidente e nemmeno ai consiglieri provinciali. Arriviamo quindi al 18 settembre, quasi un mese dopo la proclamazione di Signoroni, giorno in cui la segretaria generale della Provincia scrive ai consiglieri provinciali dicendo che, per quanto verificato dagli atti, Signoroni “sarebbe” ineleggibile: quasi un mese dopo la proclamazione del Presidente! Un mese per verificare incandidabilità e ineleggibilità di una carica monocratica? Dopo questa segnalazione si assiste ad una serie di informazioni che escono dall’ente per voce dei suoi funzionari con modalità che, per un osservatore che non conosce i dettagli della vicenda, risultano quanto meno oscure e contrastanti. In prima battuta, ai consiglieri e a Signoroni, si comunica che le redini della Provincia dovrebbero essere prese in mano dal consigliere più anziano (quello che ha ricevuto più preferenze alle ultime elezioni del consiglio provinciale) che dovrebbe essere Alberto Sisti, sindaco di Castelvisconti e consigliere provinciale in carica. Poi si scopre che il consigliere “anziano” e più votato è Stefania Bonaldi, sindaco di Crema che oltretutto fa parte della coalizione che manifesta il gruppo di consiglieri più numeroso, com’è logico che sia. Poco dopo si scopre anche che la Provincia, per iniziativa dei suoi funzionari, senza informare chi ha in carico la direzione politica della Provincia, chiede un parere “pro veritate”, a titolo gratuito, ad un avvocato che, si scopre poi, essere organico alla Lega e che guarda caso dice che, causa ineleggibilità conclamata di Signoroni, deve essere nominato Presidente Rosolino Bertoni, candidato uscito sconfitto dalle urne del 25 agosto. Sulla scorta di questo parere si scopre ancora che è stato riconvocato l’ufficio elettorale della Provincia che ha proclamato Signoroni Presidente, in questo caso perché venga proclamato Bertoni; non si sa bene per quale astruso motivo ed in ragione di quale pronunciamento autorevole e definitivo. I membri dell’ufficio elettorale però fanno presente che il loro mandato è scaduto e che quindi non si può procedere all’istanza. Nel mentre assistiamo ad un balletto di dichiarazioni del centrodestra cremonese che sono quanto meno curiose, soprattutto se messe insieme ai messaggi ricevuti dal sottoscritto e da altri esponenti del Partito Democratico: da una parte si dice che non si vuole bloccare il funzionamento dell’ente e che grazie ad un accordo politico si potrebbe superare tutta la questione e poi si va sui giornali affermando che il PD sta mettendo in atto un “golpe” in Provincia e che il naturale Presidente della Provincia sia Rosolino Bertoni. Segnalo inoltre che alcuni “giornali locali”, assecondando la linea del centrodestra provinciale, hanno pubblicato la fotografia di una poltrona in prima pagina, ad indicare la pervicacia di Signoroni e del PD a mantenere il potere con le unghie e con i denti. Nel frattempo Mirko Signoroni, dopo aver sentito i suoi legali, da persona seria e rigorosa qual è, decide di sgomberare il campo da insinuazioni fastidiose e strumentali, dimettendosi da Presidente della Provincia di Cremona. Con tutto il rispetto che ho di Rosolino Bertoni e dei giudici che andranno a decidere in merito alla questione, io rimango fermo al 25 di Agosto: il dato politico sulla vittoria di Signoroni dovrebbe essere il fatto da tenere in considerazione rispetto a tutta la vicenda. La volontà degli elettori, qualunque sarà la decisione del giudice ordinario, non potrà non essere tenuta in considerazione.

Adesso si arriva a dichiarare che il clima dovrebbe essere ricreato: sono assolutamente d’accordo con questa affermazione, ma per fare questo ci dovrebbe essere reciprocità di intenti, lealtà e soprattutto serietà. La questione smetterebbe di tornare sui giornali se solo il Partito Democratico riaprisse la stagione della candidatura unitaria, chiedendo a Signoroni un passo indietro. Io però credo che la politica debba tornare ad essere rigorosa e leale: la parola, io ed il PD, la diamo una volta sola e in ragione di questo mi domando perché si dichiara quotidianamente che non si vogliono bloccare le istituzioni e in via confidenziale ci si dichiara favorevoli ad un accordo politico che metterebbe tutto a posto, compreso il ritiro del/dei ricorso/i, e poi si procede con una campagna di stampa e azioni legali per screditare la controparte? Se mi era stato detto dal centrodestra che non si voleva andare ad una candidatura unitaria, perché, adesso, si cambia idea? Oltretutto perché dovremmo non rispettare un impegno politico con amministratori seri e rigorosi per andare a braccetto con la repentina volubilità di Lega e Forza Italia cremonesi? Perché il centrodestra ha insistito tanto sull’ineleggibilità di Signoroni e poi, una volta che si è dimesso, hanno addirittura dichiarato che anche le dimissioni erano illegittime e che doveva fare dichiarazione formale di “rinuncia” e non di dimissioni? Perché come Partito Democratico dovremmo metterci nelle mani di chi non è stato leale nel confronto politico? Dopo aver ricevuto riscontro negativo ad una candidatura unitaria proposta da noi, a luglio, l’accordo fatto per la candidatura di Signoroni, per quanto riguarda il Partito Democratico, deve essere mantenuto e rispettato: altrimenti stiamo interpretando male il nostro ruolo e daremmo un pessimo esempio di politica.

A questo punto la domanda che mi pongo e pongo ai nostri sostenitori è la seguente: perché dovremo far scadere la candidatura unitaria che richiederebbe lealtà e impegno a “ripiego”, solo per assecondare le vicissitudini di Lega e Forza italia? Perché dovremmo farci carico “noi” di problemi e di un clima creato da altri? Inoltre, sulla questione dell’ineleggibilità di Signoroni si è detto e ripetuto che “forma è sostanza” (e sono d’accordo in linea generale) ma faccio presente che nel caso specifico, dal punto di vista della sostanza, si dovrebbe tenere ben presente che Signoroni non ha commesso nessun delitto e che la sottoscrizione della sua candidatura senza essersi prima dimesso dalla vice presidenza dell’A.ATo è stata una leggerezza che non aveva implicazioni di sostanza. Questo dovrebbero tenere presente tutti quelli che hanno avuto anche solo un minimo di frequentazione della politica amministrativa: la norma che regola l’ineleggibilità è da far risalire al testo unico enti locali del 2000 mentre nella legge Del Rio, anno 2014, non c’è nessun riferimento alla situazione che si è venuta a creare. Faccio inoltre presente che Signoroni non è nemmeno colpevole di aver omesso il ruolo di vice presidente dell’A.Ato provinciale, visto che se qualsiasi cittadino andasse sul sito internet ufficiale della Provincia, troverebbe il curriculum vitae di Signoroni con la dichiarazione sincera delle questioni che lo riguardano. Si è montato un caso e un polverone sul nulla che non ha fatto bene a nessuno e in alcuni momenti si è avuta la chiara impressione che fosse stato messo in atto un tentativo organizzato e coordinato di sabotare la situazione in Provincia. Si sono visti sindaci apparentemente civici, stracciarsi le vesti per difendere il senso e il ruolo della politica e si è poi scoperto che erano gli stessi ad aver partecipato attivamente al tentativo di mettere in difficoltà Signoroni e chi l’ha sostenuto. Si è capito inoltre che la struttura dell’ente ha bisogno di essere rimotivata e riorganizzata: in questa vicenda non si possono dare tutte le colpe solo alla politica. Se mi si dice che il clima è stato “ammalorato”, io rispondo che ognuno si deve assumere una quota parte di responsabilità nella vicenda, considerando che io (così come altri che hanno seguito la questione da vicino) sappiamo chi ha fatto cosa, quando e perché ed in questo momento non ci interessa superare le divergenze e ricreare un clima di sereno confronto se per fare questo dobbiamo tornare sui nostri passi, sconfessare Signoroni e rimettere in campo la possibilità di accordo unitario. Perché è a questo che puntavano Lega e Forza Italia: hanno tentato di rientrare in partita, superando la sconfitta del 25 agosto scorso e provando a forzare la mano per creare le condizioni perché si riaprisse la possibilità di un accordo unitario tra tutte le forze politiche.

In grande sintesi non si capisce perché, dopo tutto il polverone, il disordine e la cagnara sollevati da Lega e Forza Italia, tocchi al Partito Democratico “ripulire” e rimettere in ordine le cose quando invece siamo stati fermi, leali e coerenti alle nostre posizioni, da subito e da sempre. Di riportare un clima sereno di confronto politico tra le parti ce ne faremo carico in primis noi, come Partito Democratico, perché siamo una forza politica seria e responsabile che mantiene la parola presa e che si sta facendo carico di difendere le istituzioni e la politica locale. Siamo talmente sereni e rigorosi che, a questo punto, interessa più a noi che ad altri sapere come si esprimerà il giudice chiamato in causa sulla vicenda Signoroni, sia esso del tribunale ordinario o del TAR. Adesso si dice che il PD è rimasto da solo e si è isolato per difendere le elezioni del Presidente della Provincia e la candidatura di Signoroni, facendola passare per una manifesta incapacità di unire il territorio. A tutti gli effetti non è così perché, al contrario, proprio questa vicenda ci fa scoprire che ci sono tantissimi sindaci e amministratori, non solo di centrosinistra, che hanno a cuore le istituzioni e che sono seri e rigorosi, dimostrando che per il bene del proprio territorio sono ben disposti a superare steccati partitici come, del resto, ha fatto fin da subito il Partito Democratico. Quindi, se mi si dice che il PD si è isolato rispetto alle altre forze politiche, rispondo dicendo che le altre forze politiche si sono isolate dal territorio e che se questa è la consistenza delle forze politiche alternative al Partito Democratico, di cui dispone il nostro territorio provinciale, allora, citando un grande regista, il PD preferisce “ballare da solo”.

Vittore Soldo – Segretario provinciale del Partito Democratico

Il PD cremasco si stringe attorno a Stefania Bonaldi

Il Partito Democratico cremasco esprime la propria solidarietà al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, vittima di spregevoli attacchi sui social network a seguito della vicenda del bus dirottato con a bordo alunni e personale della scuola Vailati. Cinzia Fontana, coordinatrice del PD locale, ha voluto (in una nota diffusa alla stampa) ribadire fortemente la vicinanza di tutta la comunità democratica. Ecco il comunicato integrale:

Esprimiamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà alla sindaca di Crema Stefania Bonaldi, finita nel mirino dell’odio social con una campagna violenta, disgustosa e vigliacca. Insulti, falsità, calunnie, volgarità: solo a questo infimo livello sanno collocarsi gli ignobili incapaci di sostenere qualsiasi ragionamento di merito e qualsiasi discussione a viso aperto. Tutto il Partito Democratico cremasco si stringe attorno a Stefania e non saranno certo queste miserie a coprire le doti di serietà, fermezza, intelligenza, umanità e delicatezza con cui è riuscita a gestire queste giornate complicate e difficili per tutti. Ma quelle offese colpiscono non solo la nostra Sindaca. Colpiscono anche una città – la città di Crema – che ha reagito con dignità, compostezza e senso di responsabilità ad una situazione particolarmente critica. L’equilibrio, i modi e i toni adeguati sono quelli che hanno fatto la differenza. Ed è questo che conta per seminare un futuro giusto dove l’odio non prevarrà. Tutto il resto è solo rumore di vigliacchi, che non scalfirà minimamente la forza di un Sindaco e di una comunità che hanno saputo far emergere sentimenti di vicinanza, sostegno e calore umano.

Nomina del Presidente e del nuovo CDA della Fondazione RSA Soncino Onlus

Nomina del Presidente e del nuovo CDA della Fondazione RSA Soncino Onlus: cronaca di un morte annunciata (della politica).

Dopo la formazione della giunta, di cui vedremo la capacità di azione nei prossimi mesi, assistiamo al primo vero approccio del nuovo sindaco di Soncino alla politica in senso stretto : la nomina del Presidente e del CDA della Casa di Riposo Fondazione Soncino Onlus.

Le modalità di nomina rivelano un chiaro peggioramento di spessore politico che già con Pedretti non era sufficientemente consistente ma per lo meno aveva una parvenza di reale: c’era stato un coinvolgimento della minoranza nella formazione del CDA. Gallina invece esce con la nomina del CDA della Casa di Riposo, rivelando tutta la sua pochezza politica: non coinvolgere le minoranze nel controllo e a garanzia di un’opera che è stata realizzata e deve essere chiusa soprattutto grazie ai soldi dei contribuenti soncinesi. Questo gesto prelude a decisioni politiche in merito che non escludono che il mandato conferito al nuovo CDA possa essere addirittura quello dell’alienazione del presidio.

Dopo aver  sfruttato l’autorevolezza e l’esperienza di figure riconosciute e di garanzia a soli fini di propaganda non ringraziano nemmeno chi, per senso di responsabilità e non certo per un compenso, si è preso in carico un lavoro organizzativo e di responsabilità portato avanti in anni difficili e di pesanti ristrettezze economiche facendo diventare la Fondazione un punto di forza di Soncino, l’unico.

I consiglieri della Fondazione Onlus che con le loro dimissioni hanno fatto decadere il CDA, hanno giustificato il loro gesto con una motivazione di opportunità politica: l’avvicendamento dell’amministrazione portava ad una legittima rimessa del mandato sindacale ricevuto. E’ legittimo domandarsi come mai queste dimissioni non fossero arrivate prima dell’elezione di Gallina, in prossimità della scadenza del precedente Sindaco, Pedretti, dal quale erano stati nominati: questo sarebbe stato un gesto di reale opportunità e rigore politico…le dimissioni tardive sono invece un gesto di opportunismo politico…è molto diversa la qualità politica di questa seconda e reale opzione scelta dai tre.

Le dimissioni dei tre era chiaramente finalizzata alla rimozione delle uniche due figure quotidianamente presenti nella struttura. Figure che, possa piacere o meno, hanno saputo rappresentare un riferimento certo nell’ambito della struttura e nella distribuzione di servizi alla cittadinanza. Figure che hanno esercitato un forte presidio sull’avvio della struttura e nel progredire di un progetto di sviluppo e radicamento della fondazione sul territorio. Figure che probabilmente erano diventate scomode: potrebbe essere che la struttura gestita dalla Fondazione rappresenti un onere troppo gravoso per gli obiettivi di mandato della nuova giunta Gallina mentre il presidente uscente ha sempre lavorato perché la struttura rimanesse patrimonio dei soncinesi.

Quindi le due persone di cui il centro destra intendeva liberarsi erano il presidente Ugo Vanoli ed il consigliere Stagni, uniche due presenze certe per dipendenti, famiglie dei degenti e bacino territoriale di utenza…questo è chiarissimo a me, a moltissimi amici democratici e spero sarà chiaro anche a tutti i cittadini soncinesi.

Credo che queste due figure siano state  una risorsa per il comune di Soncino e per la Fondazione Onlus e a loro va il mio ringraziamento, quello del Partito Democratico di zona, provinciale e regionale che riconoscono il loro l’impegno profuso verso la comunità soncinese e di zona . Considerando inoltre che a questo impegno non è stata corrisposta nessuna indennità, si sono fatti carico di una grande responsabilità, che a questo punto il centro destra e Gallina non vogliono riconoscere.

Scrivendo queste cose genererò il disappunto del centro destra (spero) e anche di molta gente che si dice di sinistra che vedevano in Vanoli colui che usava la Fondazione onlus per preparare la sua futura candidatura a Sindaco: vorrei ricordare a questi ultimi che essere di sinistra significa , in primis, essere rigorosi e riconoscere a chi si è speso per la propria comunità un degno ringraziamento. Fino a quando la sinistra non sarà rigorosa e vedrà sempre e solo negli altri tutte le giustificazioni dei propri insuccessi, non saprà mai essere forza di governo locale.

Chiudo affermando che con Vanoli e Stagni non condivido né una storia politica e nemmeno una nuova militanza del resto li ha nominati il sindaco Pedretti, quindi non sono a difenderli, hanno spalle sufficiente larghe per fare da soli. Sono però ad affermare che se avesse vinto le elezioni Moro, a cui ribadisco il mio sostegno, per coerenza e per vicinanza di intenti, avrei chiesto, con forza, la loro conferma nel CDA della Fondazione Onlus: comunque la si pensi, nessun altro, in questi anni, a Soncino, è riuscito a manifestare la stessa,  poca o tanta che sia, capacità di visione e interpretazione delle esigenze del contesto nelle tematiche assistenziali e socio sanitarie.

L’inizio del mandato di Gallina parte male: si riempie la bocca di rendersi disponibile al confronto e alla collaborazione e non assegna e nemmeno discute nessuna quota di rappresentanza nel CDA della Fondazione a chi rappresenta una considerevole parte dei cittadini di Soncino e che dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e controllo ovviamente a tutela dei cittadini ma anche della stessa maggioranza.

Vittore Soldo, Segreteria regionale Partito Democratico Lombardo

Area vasta e riforma della sanità. Il rischio dell’ennesima occasione persa!

Come PD siamo per garantire e rafforzare le strutture in ottica territoriale, oltre i confini provinciali.

Nei prossimi giorni approderà in consiglio di Regione Lombardia la proposta di riforma della sanità.

Una proposta che si preannuncia essere di fatto una  riforma parziale, in quanto non andrà ad affrontare i veri problemi della sanità lombarda e tra questi  come garantire una sanità di qualità con risorse sempre più scarse; la Lombardia ha fatto esplodere la propria spesa sanitaria, scaricandola sulle spalle dei cittadini. C’è poi il tema dell’aumento della cronicità e dell’età dei cittadini lombardi, oltre che le questioni legate al rapporto con l’università, la salute mentale, la prevenzione, i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni, solo per fare alcuni esempi.

Oggi la commissione sanità ha approvato, con il voto contrario del PD,  un testo che prevede modifiche all’organizzazione della sanità sui territori e si appresta a discutere una nuova suddivisione di ASL, che diventeranno ATS, e Aziende ospedaliere che verranno diminuite e trasformate in Asst!

Per il resto poco o nulla, se non dichiarazioni di principio. Il testo di legge uscito dalla Giunta rimane per lo più nel cassetto, come rimangono pesantemente intatte le divisioni all’interno della maggioranza.

Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e anche Ncd, che pur votando a favore ha chiarito con il coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in Aula andranno apportate modifiche.

Come PD vediamo con grande preoccupazione questo scenario, in quanto il rischio è quello di mettere insieme aziende secondo i semplici confini provinciali, togliendo autonomie e mettendo insieme strutture che non hanno alcun senso stiano insieme. Tra queste il rischio è vedere accorpare le aziende delle province di Cremona con Mantova.

Lo scenario che si prospetta è far perdere autonomia alla azienda ospedaliera di Crema che, al contrario, non solo dovrebbe veder mantenuta la propria autonomia territoriale, ma che in un’ottica di area vasta potrebbe collegarsi con altre strutture come quella di Lodi, e non certo Mantova.

Il rischio vero è di approvare una riforma che, non solo non affronta i nodi veri, ma indebolisce ulteriormente le strutture sanitarie territoriali.

Il territorio della nostra provincia è stretto e lungo. Dal primo all’ultimo comune ci sono 160 km: va perciò considerata questa specificità. Occorre, dunque, mantenere l’autonomia dell’ospedale di Crema che copre metà degli abitanti totali della provincia per l’erogazione dei servizi sociosanitari, invece di pensare di tenere solo quello di Cremona come presidio di primo livello.

Come Pd siamo impegnati in queste ore a far comprendere le ragioni dell’intera provincia di Cremona, che può vedere in un assetto basato sul merito e sui dati, e non sulla banale comodità, un’opportunità di crescita.

Infatti una riforma vera avrebbe dovuto cogliere l’occasione del riordino delle province cominciando a riempire di contenuti, insieme ai soggetti interessati, il concetto di area vasta. Un concetto che secondo noi deve considerare la reale situazione dei territori in ottica programmatoria, utilizzando i confini provinciali per ragionare per davvero in una logica di area vasta e omogenea.

Matteo Piloni, segretario provinciale PD Cremona
Agostino Alloni, consigliere regionale PD

Cremona, 29 giugno 2015

Alloni (PD): “No all’aumento di pressione. Ma due centrali attaccate forse sono troppe”

“Per ben due volte ci siamo rivolti all’assessore regionale all’Ambiente Terzi chiedendo di prestare più attenzione al fatto che a Sergnano l’autorizzazione alla nuova centrale di pompaggio viene realizzata troppo vicino alla precedente stazione di stoccaggio, in una zona a sismicità indotta. Nella Giunta regionale di oggi scopriamo che viene negata l’autorizzazione all’ampliamento della capacità di stoccaggio di gas naturale, attraverso l’incremento della pressione massima di esercizio di 5 punti, proprio della centrale già esistente”. Lo dice Agostino Alloni, consigliere regionale del Pd, che sulla questione aveva presentato, negli ultimi due anni, un’interrogazione e una question time.

“Le risposte dell’assessore non mi avevano mai soddisfatto – ricorda ora Alloni – e adesso sembrano andare proprio nella direzione che noi avevamo indicato: non era consigliabile aumentare la pressione nella stazione di stoccaggio di Sergnano. Ora rimane solo un dubbio e cioè se sia il caso di insistere nella realizzazione di una nuova centrale di pompaggio proprio li a Sergnano, oltre tutto senza che nella procedura di Via per il nuovo impianto, sia stata opportunamente valutata la vicinanza della vecchia centrale di stoccaggio.”

Milano, 19 dicembre 2014