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Il PD cremasco si stringe attorno a Stefania Bonaldi

Il Partito Democratico cremasco esprime la propria solidarietà al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, vittima di spregevoli attacchi sui social network a seguito della vicenda del bus dirottato con a bordo alunni e personale della scuola Vailati. Cinzia Fontana, coordinatrice del PD locale, ha voluto (in una nota diffusa alla stampa) ribadire fortemente la vicinanza di tutta la comunità democratica. Ecco il comunicato integrale:

Esprimiamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà alla sindaca di Crema Stefania Bonaldi, finita nel mirino dell’odio social con una campagna violenta, disgustosa e vigliacca. Insulti, falsità, calunnie, volgarità: solo a questo infimo livello sanno collocarsi gli ignobili incapaci di sostenere qualsiasi ragionamento di merito e qualsiasi discussione a viso aperto. Tutto il Partito Democratico cremasco si stringe attorno a Stefania e non saranno certo queste miserie a coprire le doti di serietà, fermezza, intelligenza, umanità e delicatezza con cui è riuscita a gestire queste giornate complicate e difficili per tutti. Ma quelle offese colpiscono non solo la nostra Sindaca. Colpiscono anche una città – la città di Crema – che ha reagito con dignità, compostezza e senso di responsabilità ad una situazione particolarmente critica. L’equilibrio, i modi e i toni adeguati sono quelli che hanno fatto la differenza. Ed è questo che conta per seminare un futuro giusto dove l’odio non prevarrà. Tutto il resto è solo rumore di vigliacchi, che non scalfirà minimamente la forza di un Sindaco e di una comunità che hanno saputo far emergere sentimenti di vicinanza, sostegno e calore umano.

Nomina del Presidente e del nuovo CDA della Fondazione RSA Soncino Onlus

Nomina del Presidente e del nuovo CDA della Fondazione RSA Soncino Onlus: cronaca di un morte annunciata (della politica).

Dopo la formazione della giunta, di cui vedremo la capacità di azione nei prossimi mesi, assistiamo al primo vero approccio del nuovo sindaco di Soncino alla politica in senso stretto : la nomina del Presidente e del CDA della Casa di Riposo Fondazione Soncino Onlus.

Le modalità di nomina rivelano un chiaro peggioramento di spessore politico che già con Pedretti non era sufficientemente consistente ma per lo meno aveva una parvenza di reale: c’era stato un coinvolgimento della minoranza nella formazione del CDA. Gallina invece esce con la nomina del CDA della Casa di Riposo, rivelando tutta la sua pochezza politica: non coinvolgere le minoranze nel controllo e a garanzia di un’opera che è stata realizzata e deve essere chiusa soprattutto grazie ai soldi dei contribuenti soncinesi. Questo gesto prelude a decisioni politiche in merito che non escludono che il mandato conferito al nuovo CDA possa essere addirittura quello dell’alienazione del presidio.

Dopo aver  sfruttato l’autorevolezza e l’esperienza di figure riconosciute e di garanzia a soli fini di propaganda non ringraziano nemmeno chi, per senso di responsabilità e non certo per un compenso, si è preso in carico un lavoro organizzativo e di responsabilità portato avanti in anni difficili e di pesanti ristrettezze economiche facendo diventare la Fondazione un punto di forza di Soncino, l’unico.

I consiglieri della Fondazione Onlus che con le loro dimissioni hanno fatto decadere il CDA, hanno giustificato il loro gesto con una motivazione di opportunità politica: l’avvicendamento dell’amministrazione portava ad una legittima rimessa del mandato sindacale ricevuto. E’ legittimo domandarsi come mai queste dimissioni non fossero arrivate prima dell’elezione di Gallina, in prossimità della scadenza del precedente Sindaco, Pedretti, dal quale erano stati nominati: questo sarebbe stato un gesto di reale opportunità e rigore politico…le dimissioni tardive sono invece un gesto di opportunismo politico…è molto diversa la qualità politica di questa seconda e reale opzione scelta dai tre.

Le dimissioni dei tre era chiaramente finalizzata alla rimozione delle uniche due figure quotidianamente presenti nella struttura. Figure che, possa piacere o meno, hanno saputo rappresentare un riferimento certo nell’ambito della struttura e nella distribuzione di servizi alla cittadinanza. Figure che hanno esercitato un forte presidio sull’avvio della struttura e nel progredire di un progetto di sviluppo e radicamento della fondazione sul territorio. Figure che probabilmente erano diventate scomode: potrebbe essere che la struttura gestita dalla Fondazione rappresenti un onere troppo gravoso per gli obiettivi di mandato della nuova giunta Gallina mentre il presidente uscente ha sempre lavorato perché la struttura rimanesse patrimonio dei soncinesi.

Quindi le due persone di cui il centro destra intendeva liberarsi erano il presidente Ugo Vanoli ed il consigliere Stagni, uniche due presenze certe per dipendenti, famiglie dei degenti e bacino territoriale di utenza…questo è chiarissimo a me, a moltissimi amici democratici e spero sarà chiaro anche a tutti i cittadini soncinesi.

Credo che queste due figure siano state  una risorsa per il comune di Soncino e per la Fondazione Onlus e a loro va il mio ringraziamento, quello del Partito Democratico di zona, provinciale e regionale che riconoscono il loro l’impegno profuso verso la comunità soncinese e di zona . Considerando inoltre che a questo impegno non è stata corrisposta nessuna indennità, si sono fatti carico di una grande responsabilità, che a questo punto il centro destra e Gallina non vogliono riconoscere.

Scrivendo queste cose genererò il disappunto del centro destra (spero) e anche di molta gente che si dice di sinistra che vedevano in Vanoli colui che usava la Fondazione onlus per preparare la sua futura candidatura a Sindaco: vorrei ricordare a questi ultimi che essere di sinistra significa , in primis, essere rigorosi e riconoscere a chi si è speso per la propria comunità un degno ringraziamento. Fino a quando la sinistra non sarà rigorosa e vedrà sempre e solo negli altri tutte le giustificazioni dei propri insuccessi, non saprà mai essere forza di governo locale.

Chiudo affermando che con Vanoli e Stagni non condivido né una storia politica e nemmeno una nuova militanza del resto li ha nominati il sindaco Pedretti, quindi non sono a difenderli, hanno spalle sufficiente larghe per fare da soli. Sono però ad affermare che se avesse vinto le elezioni Moro, a cui ribadisco il mio sostegno, per coerenza e per vicinanza di intenti, avrei chiesto, con forza, la loro conferma nel CDA della Fondazione Onlus: comunque la si pensi, nessun altro, in questi anni, a Soncino, è riuscito a manifestare la stessa,  poca o tanta che sia, capacità di visione e interpretazione delle esigenze del contesto nelle tematiche assistenziali e socio sanitarie.

L’inizio del mandato di Gallina parte male: si riempie la bocca di rendersi disponibile al confronto e alla collaborazione e non assegna e nemmeno discute nessuna quota di rappresentanza nel CDA della Fondazione a chi rappresenta una considerevole parte dei cittadini di Soncino e che dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia e controllo ovviamente a tutela dei cittadini ma anche della stessa maggioranza.

Vittore Soldo, Segreteria regionale Partito Democratico Lombardo

Area vasta e riforma della sanità. Il rischio dell’ennesima occasione persa!

Come PD siamo per garantire e rafforzare le strutture in ottica territoriale, oltre i confini provinciali.

Nei prossimi giorni approderà in consiglio di Regione Lombardia la proposta di riforma della sanità.

Una proposta che si preannuncia essere di fatto una  riforma parziale, in quanto non andrà ad affrontare i veri problemi della sanità lombarda e tra questi  come garantire una sanità di qualità con risorse sempre più scarse; la Lombardia ha fatto esplodere la propria spesa sanitaria, scaricandola sulle spalle dei cittadini. C’è poi il tema dell’aumento della cronicità e dell’età dei cittadini lombardi, oltre che le questioni legate al rapporto con l’università, la salute mentale, la prevenzione, i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei comuni, solo per fare alcuni esempi.

Oggi la commissione sanità ha approvato, con il voto contrario del PD,  un testo che prevede modifiche all’organizzazione della sanità sui territori e si appresta a discutere una nuova suddivisione di ASL, che diventeranno ATS, e Aziende ospedaliere che verranno diminuite e trasformate in Asst!

Per il resto poco o nulla, se non dichiarazioni di principio. Il testo di legge uscito dalla Giunta rimane per lo più nel cassetto, come rimangono pesantemente intatte le divisioni all’interno della maggioranza.

Ma sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende Territoriali della Salute e le nuove Aziende Socio Sanitarie Territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (che è il partito dell’assessore alla Sanità) e Fratelli d’Italia, che si sono astenuti, e anche Ncd, che pur votando a favore ha chiarito con il coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in Aula andranno apportate modifiche.

Come PD vediamo con grande preoccupazione questo scenario, in quanto il rischio è quello di mettere insieme aziende secondo i semplici confini provinciali, togliendo autonomie e mettendo insieme strutture che non hanno alcun senso stiano insieme. Tra queste il rischio è vedere accorpare le aziende delle province di Cremona con Mantova.

Lo scenario che si prospetta è far perdere autonomia alla azienda ospedaliera di Crema che, al contrario, non solo dovrebbe veder mantenuta la propria autonomia territoriale, ma che in un’ottica di area vasta potrebbe collegarsi con altre strutture come quella di Lodi, e non certo Mantova.

Il rischio vero è di approvare una riforma che, non solo non affronta i nodi veri, ma indebolisce ulteriormente le strutture sanitarie territoriali.

Il territorio della nostra provincia è stretto e lungo. Dal primo all’ultimo comune ci sono 160 km: va perciò considerata questa specificità. Occorre, dunque, mantenere l’autonomia dell’ospedale di Crema che copre metà degli abitanti totali della provincia per l’erogazione dei servizi sociosanitari, invece di pensare di tenere solo quello di Cremona come presidio di primo livello.

Come Pd siamo impegnati in queste ore a far comprendere le ragioni dell’intera provincia di Cremona, che può vedere in un assetto basato sul merito e sui dati, e non sulla banale comodità, un’opportunità di crescita.

Infatti una riforma vera avrebbe dovuto cogliere l’occasione del riordino delle province cominciando a riempire di contenuti, insieme ai soggetti interessati, il concetto di area vasta. Un concetto che secondo noi deve considerare la reale situazione dei territori in ottica programmatoria, utilizzando i confini provinciali per ragionare per davvero in una logica di area vasta e omogenea.

Matteo Piloni, segretario provinciale PD Cremona
Agostino Alloni, consigliere regionale PD

Cremona, 29 giugno 2015

Alloni (PD): “No all’aumento di pressione. Ma due centrali attaccate forse sono troppe”

“Per ben due volte ci siamo rivolti all’assessore regionale all’Ambiente Terzi chiedendo di prestare più attenzione al fatto che a Sergnano l’autorizzazione alla nuova centrale di pompaggio viene realizzata troppo vicino alla precedente stazione di stoccaggio, in una zona a sismicità indotta. Nella Giunta regionale di oggi scopriamo che viene negata l’autorizzazione all’ampliamento della capacità di stoccaggio di gas naturale, attraverso l’incremento della pressione massima di esercizio di 5 punti, proprio della centrale già esistente”. Lo dice Agostino Alloni, consigliere regionale del Pd, che sulla questione aveva presentato, negli ultimi due anni, un’interrogazione e una question time.

“Le risposte dell’assessore non mi avevano mai soddisfatto – ricorda ora Alloni – e adesso sembrano andare proprio nella direzione che noi avevamo indicato: non era consigliabile aumentare la pressione nella stazione di stoccaggio di Sergnano. Ora rimane solo un dubbio e cioè se sia il caso di insistere nella realizzazione di una nuova centrale di pompaggio proprio li a Sergnano, oltre tutto senza che nella procedura di Via per il nuovo impianto, sia stata opportunamente valutata la vicinanza della vecchia centrale di stoccaggio.”

Milano, 19 dicembre 2014

Alloni (PD): un flop il taglio dei ticket regionali sui farmaci, i lombardi versano più di prima

I dati della provincia di Cremona: in soli cinque mesi i cittadini hanno pagato 105 mila euro in più rispetto al 2013

Milano, 1 ottobre 2014 – Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.

Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800 mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200 mila euro a carico dei contribuenti.

Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over 65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18 mila euro.

Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, per la Regione si è trattato di un’operazione a costo zero, anzi, con un relativo guadagno economico. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto, seppure di poco. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto.

Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Cremona e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 105 mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici. Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato.

“Sul taglio dei ticket Maroni aveva puntato molto in campagna elettorale e anche ora non passa giorno senza che ne prometta l’abolizione – dichiara il consigliere regionale del Pd Agostino Alloni -. Noi sosteniamo da tempo che un taglio era necessario, soprattutto per chi ha un reddito fino a 30 mila euro, e abbiamo anche indicato dove trovare le risorse. È evidente che il taglio fatto dalla giunta è stato un flop, o meglio, solo uno spot. Ci sono un certo numero di anziani, non certo 800 mila, come dichiarato da Maroni, che non pagano più il ticket sui farmaci, mentre la gran parte dei lombardi continua a pagare il superticket più costoso d’Italia. E i 40 milioni che i beneficiari del taglio avrebbero dovuto risparmiare? I conti non tornano, perché la Regione incassa addirittura di più. Quindi è ora di tagliare veramente, non solo i ticket farmaceutici ma soprattutto il superticket su visite ed esami. Le risorse ci sono”.

Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne i numeri dei beneficiari: gli ultra sessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è quindi improbabile che quasi la metà (800 mila dichiarati dalla giunta) sia nella fascia di reddito compresa tra 11 e 18 mila euro.

dati federfarma lombardia

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia