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Ex tribunale di Crema, Alloni (PD) scrive a Maroni: “Il governatore accolga la disponibilità del Comune”

Il consigliere regionale del Partito Democratico Agostino Alloni ha chiesto al presidente Maroni di dare seguito alla promessa fatta in occasione della sua visita a Crema in occasione della recente campagna elettorale per le comunali: l’ex tribunale cittadino deve diventare un presidio  territoriale polivalente, a carattere sociosanitario, con un reparto di neuropsichiatria infantile, un centro multidisciplinare con reparto di degenza  (Presst), un consultorio, un magazzino farmaci e un poliambulatorio. A questo scopo Alloni ha preso carta e penna e ha indirizzato una lettera al presidente della Regione e per conoscenza al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, nonché alla dirigenza dell’Asst e ai colleghi Carlo Malvezzi e Federico Lena per chiedere in tempi brevi l’istituzione di uno specifico incontro tecnico-politico allargato al fine di dare il via alla progettazione.

L’iniziativa di Alloni fa seguito alla richiesta del sindaco Bonaldi, avanzata per lettera a Maroni lo scorso primo agosto, a cui al momento non è ancora giunta risposta. “Maroni in campagna elettorale aveva preso un impegno che siamo certi vorrà ora onorare – dichiara il consigliere Alloni – anche se le elezioni non sono andate come lui auspicava. A Crema c’è uno spazio, quello dell’ex tribunale, che può essere utilizzato a vantaggio della comunità e c’è la disponibilità del Comune a cederlo gratuitamente in cambio di nuovi servizi sociosanitari. Esiste un progetto in questa Direzione presentato in Regione dalla Asst locale, concordato con tutti i sindaci del cremasco. Manca solo la volontà della Regione. Io propongo di aprire un tavolo operativo che coinvolga tutte le istituzioni per arrivare a un risultato in tempi ragionevoli”.

Referendum autonomia lombarda: “SI’ al regionalismo differenziato. NO alla secessione”

SI’ al REGIONALISMO DIFFERENZIATO
NO alla SECESSIONE

La Regione Lombardia, per volontà del suo governatore Roberto Maroni, ha promosso per il prossimo 22 ottobre un referendum per chiedere al Governo l’autonomia della Lombardia. Una possibilità, questa, prevista dalla Costituzione, nel Titolo V all’articolo 116.

Infatti il quesito referendario recita: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Con questa consultazione la Regione avvierà l’iter per chiedere al Governo alcune competenze. Quali? Ad oggi non lo sappiamo ancora. Infatti Maroni non ha ancora precisato quali competenze vuole ottenere, ma si è limitato a parlare di sicurezza e di soldi.
Due questioni che hanno il sapore della propaganda. La prima perché ha una valenza esclusivamente nazionale, e la seconda perché i 54 miliardi di cui Maroni parla e che vorrebbe trattenere in Lombardia sono il doppio del bilancio dell’intera Regione ed il doppio della legge di stabilità del 2016.

Se la richiesta di Maroni è impostata su questi 54 miliardi, il referendum sull’autonomia si traduce con una sola parola: secessione. Al contrario, come PD insieme ai nostri rappresentanti nelle Istituzioni, siamo per affrontare sul serio il tema del regionalismo differenziato (le competenze concorrenti), norma tra l’altro voluta e ottenuta proprio dal PD, mentre la Lega, quando era al Governo, nulla ha fatto su questo tema. Chi ha deciso di sostenere il SI al referendum è bene che chieda e ottenga chiarezza su questi punti. In caso contrario il referendum, oltre ad un’inutile spesa di 50 milioni di euro, sarà solo il tentativo di Maroni di avviare la propria personale campagna elettorale per le regionali. A spese dei cittadini lombardi.

Se il referendum sarà un’inutile farsa ideologica il PD non parteciperà.

Area vasta: dialogo aperto tra Cremasco e Lodigiano

Nella serata di lunedì 4 aprile si è tenuto a Lodi un incontro pubblico, organizzato dal quotidiano locale “Il Cittadino”, per parlare delle future aggregazioni delle aree vaste, gli enti che dovranno superare le attuali province nella riforma prevista dal governo. L’evento, dal titolo “Quali prospettive per il Lodigiano e il Cremasco? Insieme, divisi o nell’area metropolitana?”, ha visto la partecipazione di molti sindaci e amministratori locali di entrambi i territori.

Alla discussione ha partecipato anche Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia, ente al quale spetterà decidere in ultima istanza sulla ripartizione territoriale delle aree vaste.  In rappresentanza degli enti locali cremaschi sono intervenuti il sindaco di Crema Stefania Bonaldi e il consigliere regionale PD Agostino Alloni, che hanno sollecitato una riflessione che possa vedere insieme , in un’unica area vasta, sia Lodi che Crema. L’impegno è stato quello di non arrivare impreparati ai prossimi appuntamenti decisionali previsti dalla Regione, portando  una proposta concreta e possibilmente condivisa per non dover subire scelte calate dall’alto.

Legge anti moschee, Alloni (PD): “La bocciatura della Consulta certifica l’inadeguatezza di Maroni. Martedì dimissioni”

“La bocciatura da parte della Consulta non ci sorprende affatto, anzi era più che prevedibile. Sotto il profilo politico conferma ancora una volta l’incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi. Il provvedimento che lui e l’assessore Beccalossi tanto difendono è pessimo: non fa nulla per combattere l’abusivismo, incentiva il proliferare di situazioni opache, mette i bastoni tra le ruote ai Comuni e a tutte le confessioni religiose. La decisione sul come garantire il diritto di culto e la definizione delle regole spetta esclusivamente agli enti locali; con questo provvedimento invece è palese la volontà della Regione di mettere i piedi in testa ai comuni e il caso di Crema è emblematico. Sapevano già che fosse una legge dannosa, ora abbiamo anche la certezza che sia incostituzionale. Dalle dichiarazioni fatte a caldo da Maroni traspare quello che è il vero intento della Lega: scrivere una legge impresentabile, ben sapendo che sarebbe stata cassata, solo per strumentalizzare a fini elettorali un tema molto delicato quale la libertà di culto. Attendiamo di conoscere le motivazioni della Consulta, ma questa bocciatura dimostra l’inadeguatezza della Giunta Maroni a guidare la Regione Lombardia quotidianamente al centro di episodi che gettano cattiva luce sull’istituzione. E’ un ulteriore tassello che si somma alla lista delle motivazioni che martedi’ prossimo ci spingeranno a chiederne le dimissioni”.

Lo dichiara il consigliere regionale del Pd Agostino Alloni in merito alla bocciatura da parte della Corte costituzionale della legge della Regione Lombardia sulle moschee.

Arresti nella sanità lombarda: Maroni si dimetta!

Dopo l’arresto del consigliere della Lega Nord Fabio Rizzi in un’inchiesta per tangenti e appalti truccati nell’ambito della sanità lombarda, l’opposizione in consiglio regionale chiede a gran voce le dimissioni del presidente Roberto Maroni. In prima linea il segretario regionale del Partito Democratico Alessandro Alfieri, che ha già annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del governatore della Lombardia.

Agostino Alloni, consigliere regionale PD, ha dichiarato: “Nuovi arresti in Regione Lombardia. E i guai con la giustizia non sono una novità per la Giunta Maroni. Prima viene arrestato Mantovani, vicepresidente e assessore alla Sanità, poi viene indagato Garavaglia, assessore al Bilancio. Oggi un nuovo arresto, quello di Fabio Rizzi, braccio destro di Maroni e padre della riforma sanitaria, oltre che presidente della Commissione Sanità. Abbiamo più volte denunciato l’assenza di un sistema regionale dei controlli efficace che garantisca trasparenza, ma è del tutto evidente che Maroni, assessore alla Sanità, anche lui a processo, ha una enorme responsabilità politica. Si è dimostrato incapace di garantire discontinuità rispetto agli scandali dell’era formigoniana e di recidere il legame malato tra politica e sanità. Mesi fa abbiamo presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti, ma lui ha sempre negato ci fossero problemi. Gli episodi di cronaca giudiziaria lo riportano alla cruda realtà. Maroni si dimetta. La Lombardia ha bisogno di aria nuova”.