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Ex tribunale di Crema, Alloni (PD) scrive a Maroni: “Il governatore accolga la disponibilità del Comune”

Il consigliere regionale del Partito Democratico Agostino Alloni ha chiesto al presidente Maroni di dare seguito alla promessa fatta in occasione della sua visita a Crema in occasione della recente campagna elettorale per le comunali: l’ex tribunale cittadino deve diventare un presidio  territoriale polivalente, a carattere sociosanitario, con un reparto di neuropsichiatria infantile, un centro multidisciplinare con reparto di degenza  (Presst), un consultorio, un magazzino farmaci e un poliambulatorio. A questo scopo Alloni ha preso carta e penna e ha indirizzato una lettera al presidente della Regione e per conoscenza al sindaco di Crema Stefania Bonaldi, nonché alla dirigenza dell’Asst e ai colleghi Carlo Malvezzi e Federico Lena per chiedere in tempi brevi l’istituzione di uno specifico incontro tecnico-politico allargato al fine di dare il via alla progettazione.

L’iniziativa di Alloni fa seguito alla richiesta del sindaco Bonaldi, avanzata per lettera a Maroni lo scorso primo agosto, a cui al momento non è ancora giunta risposta. “Maroni in campagna elettorale aveva preso un impegno che siamo certi vorrà ora onorare – dichiara il consigliere Alloni – anche se le elezioni non sono andate come lui auspicava. A Crema c’è uno spazio, quello dell’ex tribunale, che può essere utilizzato a vantaggio della comunità e c’è la disponibilità del Comune a cederlo gratuitamente in cambio di nuovi servizi sociosanitari. Esiste un progetto in questa Direzione presentato in Regione dalla Asst locale, concordato con tutti i sindaci del cremasco. Manca solo la volontà della Regione. Io propongo di aprire un tavolo operativo che coinvolga tutte le istituzioni per arrivare a un risultato in tempi ragionevoli”.

Assemblea provinciale PD: la relazione del segretario Matteo Piloni

Si è tenuta nella serata di mercoledì 9 gennaio la prima assemblea provinciale del Partito Democratico di Cremona del 2017. A questo primo appuntamento di discussione del massimo organismo dirigente della federazione cremonese dopo il referendum del 4 dicembre ha partecipato anche Alessandro Alfieri, segretario regionale PD della Lombardia. Tanti gli argomenti in discussione: analisi dei risultati del referendum, situazione politica a livello nazionale, rilancio del partito sul territorio, elezioni comunali a Crema e avvio del percorso per il programma e l’individuazione del candidato presidente in vista delle elezioni regionali del prossimo anno. A livello locale, il partito sarà impegnato, nelle prossime settimane, in una campagna di ascolto e confronto in tutti i circoli territoriali con iscritti, elettori e rappresentanti delle categorie economiche e sociali.

Ecco  il testo integrale della relazione introduttiva del segretario provinciale Matteo Piloni: Relazione Ass. provinciale PD Cremona – 9 gennaio 2017.

Piano cave, Alloni (PD): “No alla cava di argilla dentro il pianalto della Melotta”

Voto contrario del Gruppo regionale del PD al Piano cave provinciale di Cremona, votato questo pomeriggio in Consiglio regionale della Lombardia. Al centro della decisione il famoso Pianalto della Melotta, antico geosito tutelato, all’interno del quale dovrebbe essere ampliata una cava già esistente. Per Agostino Alloni, consigliere regionale PD e componente della Commissione Ambiente, “a ben guardare, nel Piano ci sono alcuni aumenti di quantità estratte, qualche mantenimento e addirittura delle riduzioni. Quindi, saremmo anche d’accordo se non ci fosse un motivo per noi insuperabile, ovvero, argomento che ha tenuto banco in Commissione, la cava di argilla del Pianalto della Melotta, meglio conosciuta come cava Danesi, che insiste all’interno di un territorio sottoposto a 5 vincoli: Sic, Rete Natura 2000, Riserva naturale, geosito, Pgt. Come è possibile realizzare una escavazione all’interno di quest’area?”, si è chiesto il consigliere PD. E ricordando cosa è accaduto, a partire dal 2012 quando la Regione approvava una variante a pochi mesi dalla scadenza del Piano, Alloni ha posto l’accento proprio su alcune prese di posizione dell’assessorato che “a un certo punto diceva che il Pianalto di Romanengo era una risorsa paesaggistica non rinnovabile, quindi serviva la conservazione e pertanto non era ammessa l’individuazione di nuovi ambiti estrattivi. Perciò, per poterlo fare è stato necessario modificare il Piano territoriale di coordinamento provinciale”.

Ma la domanda che Alloni e il Pd si sono fatti è stata: “Che senso ha autorizzare in un sito di quel tipo 2milioni 100mila di metri cubi di escavazioni? In provincia di Cremona ci sono oltre 3 milioni di residui di argilla: che senso ha mettere lì una cava? Allora, modifichiamo, diamo pure la possibilità di scavare, ma non nel Pianalto”. Una richiesta semplice, ma che non ha trovato riscontro e quindi Alloni è stato ancora più duro in dichiarazione di voto: “È vero che il Piano cave non si dovrebbe ridurre solo al tema della cava di argilla, ma è l’unica, in un panorama che non vede cave di recupero e addirittura delle riduzioni”. Ha poi risposto ai colleghi cremonesi del centrodestra: “Mi fa specie la dichiarazione di Lena sulla manifesta inutilità del passaggio in Consiglio regionale del Piano: soprattutto su quelli che hanno durata decennale, è fondamentale. E mi fa altrettanto specie che Malvezzi lamenti il lavoro della struttura tecnica quando questa ha addirittura aumentato il quantitativo da scavare proprio per l’argilla. Mentre, quando parla di serietà delle aziende che intervengono, voglio solo ricordare che anche Arvedi è conosciuto come operatore serio, ma la Commissione non ha accolto la sua richiesta. Se poi andiamo a vedere, in passato la Giunta provinciale guidata dal centrodestra di Salini aveva incaricato l’Università Cattolica di fare uno studio sulla quantità di cavato necessaria e se oggi parliamo di milioni di metri cubi, allora, non molti anni fa, la previsione era da 45 a 69mila metri cubi fino al 2021. Oggi, considerato che abbiamo un residuo di 3milioni e una grossa cifra di nuove quantità, il Piano poteva benissimo essere approvato senza dare il via libera alla cava dentro il Pianalto. Teniamo, infine, conto che sono stati fatti diversi ricorsi contro questa cava – anche dal Comune di Romanengo che lo ha ritirato solo dopo aver cambiato colore politico –, non per principio, ma perché va contro uno sviluppo sostenibile”.